Orgoglio e Pregiudizio

Orgoglio e Pregiudizio è il terzo romanzo, in ordine di pubblicazione, di Jane Austen, uscito nel 1813, anche se l’autrice finì di scriverlo tredici anni prima.
Tutti conoscono a grandi linee la storia di Elisabeth e Mr. Darcy, a mio avviso potremmo riassumere la storia in una frase: la fiera delle incomprensioni.
Ma proprio perché questo romanzo è così conosciuto vorrei parlarvi di qualche aspetto che non sempre viene sottolineato.

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Avete mai notato che in Pride & Prejudice mancano connotazioni storiche e temporali? La Austen scrive tra il 1790 e il 1815, ossia durante tutto l’arco della rivoluzione francese e delle guerre napoleoniche, ma di tutto ciò nelle sue opere, e ovviamente in Orgoglio e Pregiudizio, non ve ne è taccia. Questo perché troviamo un contrasto tra storia, intesa come narrazione di grandi eventi, e la vita quotidiana. Sostanzialmente ci troviamo davanti a una storia ufficiale, che appartiene agli uomini e che racchiude ciò che accade in Europa, e una storia quotidiana, che appartiene alle donne. rappresenta il microcosmo della famiglia Bennet e di coloro che vivono loro vicini. All’interno del romanzo è ben evidente la distinzione uomo/donna: la donna vive in attesa del principe azzurro ed è l’attesa del suo arrivo che scandisce l’intensità del romanzo.

A tal proposito, Virginia Woolf, nel 1930, scriverà Le tre ghinee, nel quale esprimerà la sua opinione in merito alla guerra: sottolineando il legame che esiste tra il patriarcato, il militarismo e i regimi totalitari, tra il potere esercitato nella sfera pubblica e nella sfera privata. Denunciando come le donne siano state trascinate in una guerra operata solo ed esclusivamente dagli uomini, poiché sono loro ad aver dato il via allo scontro.

È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie.
– Orgoglio e Pregiudizio

Il romanzo può essere interpretato in due modi differenti: possiamo interpretarlo come un silenziosa sfida al potere, un invito alla ribellione, oppure come il trucco del potere per perpetrarsi all’infinito; ma alla fine dei conti la Austen propende per un compromesso. Esso è evidente nel personaggio di Elizabeth, soprattutto se lo mettiamo a confronto della sorella Jane.
Jane attende gli eventi immobile, persa d’animo e rassegnata, Lizzie invece è un personaggio mobile ed attivo, che rifiuta un destino imposto.
La Austen, pur avendo stima di Jane per la sua capacità di vedere sempre il buono in ogni situazione, non la reputa un modello da seguire, anche perché la protagonista è Elizabeth.

Nel romanzo troviamo due coppie contrapposte composte da Mr. Darcy ed Elizabeth e da Bingley e Jane.
Mr. Darcy e Elisabeth hanno un rapporto acceso e vivace, probabilmente perché alla fine si somigliano caratterialmente, hanno un approccio stoico e tendono ad avere una scarsa opinione degli altri. Bingley e Jane sono modesti e pacati nei loro sentimenti e reazioni, tendono sempre a essere caritatevoli.
Mr. Darcy è arrogante ed egocentrico, Bingley modesto e umile. Elizabeth è cinica e realistica, analitica e disinlusa, Jane è ingenua e di buon cuore, incapace di pensar male di qualcuno.
Ma il carattere di Jane le permette di vedere un lato della realtà che Elizabeth, nella sua disillusione, non riesce a cogliere.
Queste due coppie di personaggi rappresentano il contrasto tra intelligenza e innocenza: Elizabeth e Darcy hanno una visione pessimistica del mondo, sono una coppia laica che segue il razionalismo; mentre Jane e Bingley vedono solo il buono della vita, seguono, in un certo qual modo, la dottrina cristiana.
La Austen non ci chiede di scegliere quale delle due prospettive sia migliore ma ci invita a cercare un compromesso: Elizabeth e Darcy riescono ad amarsi e ad incontrarsi perché entrambi iniziano a capire e a cogliere quegli atteggiamenti che hanno contraddistinto Jane e Bingley e per tutto il romanzo: Darcy rinuncia al suo orgoglio e interviene per aiutare i Bennet, comprendendo quanto la famiglia sia importante per Lizzie; Elizabeth capisce di dover andare oltre le apparenze.

“Vanità e orgoglio sono due concetti ben diversi. Si può essere orgogliosi senza essere vanitosi. L’orgoglio si collega piuttosto all’opinione che abbiamo di noi stessi, la vanità è ciò che desidereremmo fosse l’altrui opinione.”
– Jane Auste

Alla fine per comprendere sé stessi è necessario comprendere anche gli altri.

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