Dunkirk: capolavoro o fiasco colossale?

Il 31 agosto 2017 è uscito nelle sale italiane l’ultimo film di Christopher Nolan, sceneggiatore, produttore e regista britannico conosciuto soprattutto per film del calibro di Memento, Inception ed Interstellar. Il film è ambientato nella cittadina francese di Dunkerque durante la seconda guerra mondiale e narra le vicende di soldati qualunque che cercano disperatamente di tornare a casa e di fuggire da un avamposto francese e inglese ormai praticamente perso. Sebbene il film non abbia una trama o una linea temporale ben definita cerchiamo di addentrarci al suo interno e di analizzarlo così come è stato pensato dal suo regista. Dunkirk si sviluppa su tre linee narrative spaziotemporali

1. La terra ferma:

La prima linea è proprio quella che segue la terra ferma, in particolare il molo e la spiaggia (anche se all’inizio vediamo anche squarci della città), e che copre una settimana di tempo. È qui che incontriamo due dei “protagonisti” che, come tutti, si trovano a dover attendere un tempo che sembra infinito prima di poter anche solo avvicinarsi alla nave del ritorno a casa, tutto ciò mentre vengono sottoposti a costanti bombardamenti che rendono ancora più difficile lasciare anche solo il molo. I due ragazzi trovano un loro collega gravemente ferito e cercano di “utilizzarlo” come pretesto per salire sulla prima nave eludendo la fila chilometrica. Ma ovviamente vengono respinti. Già queste prime scene ci rendono chiaro uno dei temi del film: tornare a casa, non importa come.

2. Il mare:

La Marina Inglese ordina ai cittadini del sud dell’isola di partire con le loro imbarcazioni personali per recuperare i militari. Qui incontriamo dei nuovi personaggi: il signor Dawson con il figlio Peter e un suo amico, George. Dawson decide di partire in prima persona per salvare i suoi compatrioti e non di lasciare la nave ai militari, come gli era stato ordinato. Il secondo tema quindi è senza dubbio il senso di giustizia verso la propria nazione. Un patriottismo obbiettivo senza troppe smancerie, elegante e raffinato, che viene dalla ragione, ben diverso dal solito patriottismo americano, di solito reso troppo forzato e artificiale. La linea temporale del mare si sviluppa in un giorno.

3. Il cielo:

L’ultima linea spaziotemporale si sviluppa nei cieli sopra Dunkirk per un’ora appena. Qui conosciamo l’ultimo protagonista: un pilota a bordo di uno Spitfire. Farrier, questo il nome dell’unico pilota che riesce a rimanere in volo dopo tutti gli attacchi, ci introduce l’ultimo tema: il sacrificio. Infatti il pilota, ormai rimasto solo, si rende conto che l’indicatore del carburante del suo aereo è guasto ma anche quando è ormai in riserva rimane in volo per proteggere le truppe in fuga. Anche quando l’aereo si spegne completamente lui plana sulla spiaggia (ricongiungendo anche le linee temporali) continuando a respingere gli aerei nemici al meglio.

Per quanto riguarda il finale del film: è storia.

Quello su cui però voglio concentrarmi è il messaggio: non tutti sono eroi , spesso anzi quelli che non vengono considerati tali si rivelano i più essenziali. Ma in fin dei conti, è necessario essere eroi? Quando la guerra non era una scelta ma un obbligo su ragazzi che avrebbero decisamente preferito restare a casa si può parlare veramente di eroi? La battaglia era già persa e quei ragazzi volevano solo un modo per tornare sani e salvi a casa. Infatti è da notare come proprio i soldati meno esperti e giovani, quelli che non sono lì per scelta, sono quelli meno eroici, ma come biasimarli? È proprio questa la forza del film: dare uno sguardo realistico a parti della storia che vengono sempre idealizzate e descritte dalla parte degli eroi, che non hanno paura di sacrificarsi per la loro patria, quando chiunque capisce che la realtà storica è ben diversa.

A mio parere è un film serio, vero e pieno di emozioni contrastanti anche verso gli stessi personaggi che fa capire come ognuno sia vulnerabile di fronte alla paura. Allora perché è stato così duramente criticato? La maggior parte delle lamentele sono dal punto di vista pratico della faccenda: zero trama e zero dialoghi che hanno reso, a detta di alcuni, il film privo di emozioni (o di “false emozioni”) e troppo banale. Sono state mosse delle critiche anche alla colonna sonora edita da Hans Zimmer, collaboratore storico di Nolan, perché troppo ripetitiva con il ticchettio dell’orologio che è già passato ad essere un segno distintivo del film.

Che dire? Credo che queste siano cose del tutto soggettive e sarebbe sbagliato basare questo articolo su sensazioni personali, ma se proprio volete saperlo tutte queste critiche sono state proprio ciò che ho apprezzato di più nel film. Il non avere “la pappa pronta” nella trama ma dover stare sempre concentrato; il linguaggio del corpo e soprattutto dello sguardo negli attori che hanno creato i veri e propri dialoghi; la tensione sempre attiva… per non parlare poi della fotografia che forse è l’unica cosa che trova tutti d’accordo: magistrale. Un tanto di cappello a Hoyte Van Hoytema, curatore di altri film stupendi come lo stesso Interstellar o Lei (Her) di Spike Jonze, che ha creato delle scene che senza dubbio non passeranno inosservate nella storia del cinema contemporaneo. Scene fredde che rappresentano la durezza dei fatti ma allo stesso tempo colori accesi che infiammano lo sguardo, letteralmente.

In conclusione Dunkirk può essere considerato un capolavoro o un fiasco? Nessuno dei due a mio parere. È decisamente un film diverso da tutti gli altri film di guerra, sceneggiato egregiamente e fatto molto molto bene. Un film da guardare almeno una volta nella vita… ma dall’uno al dieci sta sul nove e mezzo, e quel mezzo ci sta sempre dai.

Trailer ufficiale italiano.

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